| |
Pharos, centro di studi e di ricerche sulla filosofia, l'arte e la scienza
Testo programmatico
a cura di Roberto Barbanti e Luciano Boi
"The separation of fields is merely a human convenience, and an unnatural thing. Nature is not interested in our separations, and many of the interesting phenomena bridge the Gaps between fields". Richard Feynmann
"Ce qui fait progresser, en philosophie, mais en sciences aussi bien, c'est d'inventer des concepts, et cette invention se fait toujours dans la solitude, l'indépendance et la liberté, oui, dans le silence. Nous ne manquons pas de colloques, à ce jour; qu'en sort-il? Des redites collectives. En revanche, nous sommes cruellement dénués de couvents avec des cellules calmes et des règles taciturnes, des cénobites, d'anachorètes". Michel Serres
I) Introduzione
Aspiriamo alla fondazione di un centro che possa offrire a filosofi, scienziati ed artisti, provenienti da campi di ricerca ed orizzonti diversi, uno spazio di convivialità teorica e umana capace di favorire uno scambio fruttuoso e disinteressato sulle problematiche e le poste in gioco della conoscenza e delle sue pratiche oggi. L'intento è di farne un luogo di irradiamento intellettuale intimo e tranquillo, dove sia possibile riflettere, meditare, scoprire, "lavorare et creare", insomma ritrovare il proprio tempo. Poiché il tempo umano e intellettuale non è qualcosa che si possa manipolare o rendere artificialmente più veloce, è necessario ritrovare il tempo di pensare.
Miriamo a sviluppare una riflessione teorica che, al di là dei campi disciplinari già delimitati, metta in luce i rapporti, i nessi, le concordanze e le discordanze tra i diversi ambiti di ricerca e i campi dei fenomeni corrispondenti: siano essi scientifici, estetici, filosofici e antropologici. L'obiettivo è quello di mettere in luce i legami intimi tra fenomeni apparentemente diversi.
Un'altra esigenza imperiosa è oggi quella di riflettere sul significato e la portata epistemologica dei limiti inerenti a un progetto di modellizzazione e formalizzazione scientifica dei fenomeni naturali e vitali che pretenda di essere unica e integrale. Ci sembra a questo proposito che si debba tener conto delle differenze importanti che esistono, per esempio, tra la struttura matematica di un fenomeno e il suo significato ontologico, fenomenologico e simbolico. Queste differenze corrispondono a dei livelli di significato essenzialmente diversi come quella tra un fenomeno fisico (inorganico), un altro vitale (organico) e infine quello storico-antropologico (meta-organico).
Uno dei presupposti fondamentali di una nuova visione filosofica della natura e dello spirito ci sembra debba essere quello di esplorare e proporre diversi modelli di conoscenza. In altri termini, non si può pretendere di trasferire a priori gli assunti validi in un certo campo di fenomeni ad altri campi aventi uno statuto scientifico, filosofico o estetico profondamente diverso. Un tale tentativo equivarrebbe ad adottare un punto di vista di tipo riduzionista.
Ci sembra invece che una nuova visione filosofica debba aprirsi ad una ricerca dei significati essenziali e della dignità teorica ed estetica degli oggetti e dei fenomeni. Bisogna allo stesso tempo insistere sull'esigenza di salvaguardare le differenze specifiche tra le discipline e le pratiche dei saperi per farle coesistere e interagire. Al contempo bisogna sfuggire alla tendenza oggi in voga di un facile spiritualismo che propone un vago sincretismo assoluto.
Appare sempre più chiaro che non ci si può confinare a un uso funzionale e applicativo delle teorie scientifiche, filosofiche ed artistiche. Una tale visione conduce a un impoverimento sempre più diffuso delle pratiche e dei modelli culturali e umani.
Si dovrebbe piuttosto cercare di svelare, al di là dell'esistenza immanente di ogni oggetto e concetto, uno spettro e un orizzonte attuale e potenziale di significati, di valenze e di valori di cui il soggetto deve sentirsi in qualche modo direttamente implicato e partecipe.
II) Obiettivi
Proponiamo dunque:
- Un luogo al di fuori degli ambiti istituzionali già predisposti, libero dalle esigenze accademiche, pedagogiche e dalle divisioni disciplinari.
- Un luogo dove ogni ricerca specifica possa rispecchiarsi nei problemi teorici e metodologici e nelle pratiche delle altre discipline, con spirito aperto a indicazioni pluridisciplinari, interdisciplinari e transdisciplinari.
- Un luogo appartato che possa favorire il lavoro intellettuale e la riflessione. Appartato, ma non separato dalla realtà circostante e dai soggetti storici e sociali che ne fanno parte con i quali vogliamo stabilire un confronto dialettico e costruttivo.
- Un luogo che serva a fare germogliare una nuova concezione critica del lavoro scientifico, filosofico ed artistico, non utilitaristica e libera da condizionamenti economici. La conoscenza è fine a se stessa, e la sua validità, profondità e verità non dipende dalle sue ricadute applicative; essa deve essere una fonte di scoperta, di comprensione della realtà, di piacere e di libertà.
- Un luogo che sia anche l'occasione per sviluppare un rapporto tra le diverse forme di un immaginario vissuto e operante, di cui siamo i soggetti, e le forme (percettibili e impercettibili) tramite le quali si manifestano le capacità creative della natura nei suoi molteplici modi di vita. Si tratta di riscoprire un legame profondo tra la dinamica interna e la bellezza intrinseca delle forme naturali, da una parte, e la sensibilità etica ed estetica dall'altra. Questa sensibilità deve cercare di cogliere le trasformazioni e conversioni possibili degli oggetti e degli organismi così come le nuove forme che possono scaturirne.
III) Presupposti epistemologici del progetto
Una delle problematiche centrali che ci sembra debba profondamente attirare la nostra attenzione e sulla quale si gioca il destino stesso della conoscenza umana è la seguente: dobbiamo rassegnarci a considerare la scienza come un "dispositivo che produce verità" o "formule che funzionano" o non bisogna piuttosto impegnarsi per cercare di attribuire alla conoscenza scientifica una dimensione auto-riflessiva ed esplicativa di quanto esiste al di fuori dei propri concetti e modelli?
Si tratta in altri termini di sviluppare una prospettiva filosofica molto più sensibile e aperta alla pluralità dei significati ontologici e fenomenologici racchiusi negli oggetti e negli esseri. Ci sembra infatti che la scienza sia coinvolta in un processo storico nonché intrinseco inerente alla creazione dei suoi concetti, e allo stesso tempo in un processo evolutivo più globale legato allo sviluppo biologico e spirituale degli esseri umani. Da questo punto di vista bisogna riconoscere che l'obiettivo principale della scienza non consiste tanto nell'offrire delle verità assolute o delle formule valide per qualsiasi contesto, ma piuttosto nel contribuire a cogliere progressivamente la dimensione plurima del senso tramite una comprensione sempre più profonda delle proprietà degli oggetti e delle loro connessioni con gli organismi viventi e gli esseri umani.
Vale a dire che ci sembra impossibile separare la ricerca scientifica e la riflessione filosofica che l'accompagna e spesso la precede, da una ricerca del senso profondo delle cose e dello spessore teoretico dei saperi.
Non ci si può tuttavia nascondere il fatto che questa separazione avviene nell'ambito dei limiti riduttivi del monismo sempre più incontrastato di un pensiero tecnologico e tecnocratico.
Al fine di arricchire di nuove idee la riflessione scientifica, epistemologica ed artistica, ci sembra importante considerare, per esempio, ciò che potremmo chiamare le radici dei nostri gesti e atti necessari alla percezione o comprensione degli oggetti ed esseri esistenti nel mondo circostante nonché le diverse forme dell'immaginario che accompagnano la nostra attività creativa.
IV) Tematiche e presupposti estetici del progetto
Le prassi artistiche ed il dibattito estetico del Ventesimo secolo hanno ridefinito completamente i contenuti, le modalità di ricerca e le prospettive inerenti a questo universo. In questo vasto e complesso panorama, alcune problematiche sembrano imporsi con forza.
Le implicazioni teorico/pratiche dovute alla nascita delle diverse forme di memoria, e dunque di trasmissibilità spazio/temporale, tecnica (acustica, visiva e, più recentemente, tattile, senso-motoria, ecc.) così come l'apporto e l'impatto dell'innovazione "tecno-logica" nel suo complesso, hanno creato le condizioni di un'inedita tematizzazione dello spazio e del tempo. Le problematiche inerenti alla forma, così come le nozioni di soggetto e d'opera, sono state sottomesse ad un ampio riesame critico.
L'oggetto ed il prodotto artistico sono stati confrontati all'emergere di attività centrate sull'immaterialità, la processualità e la concettualità. Attività gravide di conseguenze formali, pratiche e teoriche.
A queste trasformazioni è corrisposta una modificazione ed uno slittamento della dimensione estetica verso un posizionamento etico.
All'indebolimento dell'aisthétikos, in quanto rapporto fisico-sensoriale, manifestatosi all'inizio del secolo, alle successive prassi "de-costruttive" e all'invadenza delle immagini tecnologiche è corrisposta la tematizzazione crescente degli aspetti antropologici, sociali, materiali, contestuali, ecc. Questo processo ha contribuito ad una progressiva convergenza ed identificazione tra l'arte e le dinamiche esistenziali.
Infine, un'ultima problematica che ci sembra emergente, riguarda il rapporto tra bello artificiale e bello naturale che sembra riproporsi nel superamento critico delle indicazioni filosofiche hegeliane finora dominanti.
Questi elementi vanno riconsiderati nel loro insieme, nella prospettiva d'identificare le possibili determinazioni di un pensiero e di una prassi estetico-artistica capace di sottrarsi alle ingiunzioni di un mercato e di una politica istituzionale in bilico tra autoconservazione e acquiescienza a forme di pensiero e atteggiamenti essenzialmente transitori.
Resta acquisito il fatto che è sopratutto nei confronti del fenomeno tecnico e delle sue nuove ingiunzioni che un dibattito ed una ricerca sostanziali vanno affrontati tenendo conto del rapporto tra razionalità e inconscio, tra calcolabilità tecnica e poeticità, tra epistemè e dato applicativo.
V) Obiettivi teorici generali
Il centro intende sviluppare una ricerca fondata su cinque assi principali senza precludersi a ulteriori apporti problematici:
a) Il rapporto tra percezione soggettiva ed i suoi fondamenti naturali Il punto cardine di una riflessione sulla percezione ci sembra debba essere la comprensione della sua natura multimodale e dei suoi differenti livelli. D'altra parte un aspetto che merita di essere approfondito riguarda i modi in cui interagiscono gli stessi meccanismi multimodali inerenti alla percezione e l'azione delle pregnanze fisiche e psichiche che possono investire ogni oggetto fenomenale di nuovi valori e significati. Si tratta anche di capire meglio in che senso la percezione del mondo esterno si dispieghi all'interno di un'evoluzione al contempo storica, biologica, antropologica degli organismi e degli esseri umani.
b) Le problematiche inerenti alla forma, alla morfogenesi ed alla dinamica dei fenomeni Qualsiasi discussione sulla morfogenesi dovrebbe partire dalla constatazione che i fenomeni naturali e le forme biologiche sono dotate di una dinamica interna e di una capacità di auto-organizzazione. Alcune ricerche recenti mostrano chiaramente che la teoria darwiniana e neo-darwiniana è troppo riduttiva per permettere di capire il carattere endogeno nonché olistico del quadro in cui evolvono i processi biologici fondamentali: l'embriogenesi, l'ontogenesi e l'organogenesi.
c) Il rapporto tra la problematica della forma e dell'organismo e le nuove implicazioni cognitive ed etiche La rivoluzione scientifica e tecnologica di questo secolo ha trasmesso l'idea che la natura sia indefinitamente controllabile e manipolabile e che le sue risorse siano inesauribili. Una delle conseguenze più drammatiche di questa concezione è il pensare che l'uomo possa e debba esercitare un potere assoluto sui fenomeni naturali piegandoli ai suoi bisogni e consumi.
Questa visione unilaterale dei rapporti fra esseri umani e natura è forse la causa principale di certi sconvolgimenti che hanno intaccato l'equilibrio dei macro e micro sistemi naturali e culturali. Un effetto concomitante sul piano degli stili di vita è l'affermarsi di uno sguardo univoco dell'uomo verso la natura, sguardo che si traduce in termini di appropriazione tecnica e sfruttamento delle risorse naturali. Appare oggi evidente che se si vuole ripristinare un certo equilibrio e un'armonia interna ai fenomeni naturali e culturali il rapporto filosofico ed estetico stesso dell'essere umano verso la natura, nonché la sua pratica quotidiana, debbano mutare radicalmente. La natura è prima di tutto fonte di conoscenza di nuovi fenomeni, luogo di sviluppo vitale che invita al rispetto ed alla contemplazione, anche nei conflitti che inevitabilmente comporta. La posta oggi in gioco è la capacità di distinguere tra un rapporto puramente funzionale dell'uomo rispetto alla natura, guidato dalla tecnica, ed una dimensione conoscitiva e contemplativa secondo la quale la natura è qualcosa da conoscere, scoprire e capire. Una situazione paradigmatica alla quale siamo oggi confrontati ci proviene dai problemi legati agli sviluppi delle scienze biologiche e ai diversi progetti di manipolazione dell'organismo vivente e più particolarmente di quello umano. Le suddette manipolazioni sollevano dei problemi filosofici fondamentali poiché esse rimettono in discussione le nozioni stesse di natura, di cultura e di libertà umana. Al fine di sviluppare una nuova visione dei rapporti tra uomo e natura, l'obiettivo principale non è quello di asservire la natura e l'uomo ai poteri di quest'ultimo, ma piuttosto quello di unire in un nesso inscindibile le capacità d'intervento dell'uomo con la coscienza e la responsabilità che esso comporta.
d) Il rapporto tra verità e bellezza e tra ricerca scientifica e riflessione metafisica Una delle false idee trasmesse dal positivismo e dallo scientismo consiste nel far credere che la verità è appannaggio unico della scienza e che la bellezza è completamente estranea al significato scientifico del mondo reale. In realtà quasi tutte, se non tutte, le scoperte scientifiche fondamentali degli ultimi secoli, dimostrano chiaramente che la bellezza è uno dei fattori cardine della conoscenza. Qui per bellezza si deve intendere soprattutto l'insieme dei rapporti armonici, delle simmetrie e dei fattori estetici intrinseci che possono servire a caratterizzare la struttura ed il significato di una teoria scientifica. Che si tratti di matematica, di fisica o di qualsiasi altra scienza naturale o storico-sociale, la ricerca di criteri intrinseci di bellezza dei fenomeni appare come uno dei fattori fondamentali della ragione stessa della conoscenza. Non si può dunque continuare a mantenere un dualismo tra verità e bellezza che ha già condotto a una separazione nefasta tra ricerca teorica, applicazioni scientifiche e valore educativo ed estetico della conoscenza. Quest'ultima presenta una dimensione immanente e trascendente che bisogna continuamente valorizzare e riattualizzare.
e) Valore ermeneutico dell'intuizione e del poetico Nel contesto incalzante di una volontà generalizzata d'efficienza e rendimento, ci sembra utile riproporre l'intimo valore di un approccio ai fenomeni che non neghi aprioristicamente ogni forma di consapevolezza poetica ed intuitiva. Con questi due termini si intende qui rinviare a quell'apertura ontologica e metodologica che Aristotele attribuiva al ruolo del poeta, da questi contrapposto a quello dello storico: quest'ultimo, in effetti, "dice ciò che è accaduto e l'altro ciò che potrà accadere" (Poetica,1451b). Da tutto ciò risulta che lo spirito del centro che proponiamo deve fondarsi su una sfida al paradigma applicativo della conoscenza nella consapevolezza che, come afferma il matematico e filosofo francese René Thom "predire non significa spiegare" ("prédire n'est pas expliquer"). L'obiettivo che ci proponiamo con la fondazione di questo centro è quello di farne un luogo di riferimento internazionale le cui attività siano imperniate attorno alla riflessione attuale sul significato filosofico ed estetico dei nuovi sviluppi che hanno conosciuto le scienze naturali e umane negli ultimi decenni; un luogo aperto ai contributi creativi ed artistici che si inscrivono consapevolmente in questo progetto. Vorremmo inoltre valorizzare la specificità e la singolarità di un radicamento locale che deve tradursi in un dialogo autentico e aperto con le comunità già operanti nella realtà intellettuale, socio-economica, etica e spirituale. Proponiamo di aprire un dibattito che faccia tesoro di una molteplicità e sinergia di approcci nella logica non separata che li anima, nella volontà esplicita di esplorare e di operare nell'ambito della "teoresi" e del "poetico".
Parigi, Maggio 1999
Il centro ha sede nel convento di San Domenico (XVIII secolo), San Leo, (Pesaro-Urbino)
|
|