|
Il convento di San Domenico in Pietracuta manus et mens acuta ![]() Da Giovanni Sinibaldi all'ipotesi di un centro studi. "Della rocca o del castello di Pietracuta non restano oggi che pochi avanzi, ma tali da sembrare, anche per la tinta del tempo, un tutto con il macigno che li sorregge, quasi fossero scolpiti nel vivo da mani ciclopiche". G. Pecci Il convento di San Domenico di Pietracuta (San Leo) antico "Castello della Provincia di Montefeltro nello Stato e Legazione di Urbino" fu fondato nel 1655 per donazione di Giovanni Sinibaldi, nativo di Pietracuta e cittadino di Rimini che, devotissimo alla dottrina domenicana, progettò, in testamento, la costruzione di San Domenico e del suo convento. La chiesa venne ultimata nel 1623 come si rileva dall'iscrizione su marmo che corre lungo la facciata: HOC TEMPLUM DIVO DOMINICO DICATUM ANNO DOMINI MDCXXIII ("questo tempio è dedicato a San Domenico nell'anno del Signore 1623"). Dal giorno della fondazione del convento si stabilì un Superiore con il titolo di Vicario sino alla completa edificazione, quando cioè il convento fu dichiarato Priorato e vi fu istituito il primo Priore nel 1678. I pochi ruderi rimasti richiamano, nella loro semplicità, l'architettura del Palazzo Ducale di Urbino. Il convento è, per le sue linee essenziali e in particolar modo per il chiostro interno e la loggia sovrastante, in stile rinascimentale. La parte esterna è costituita da una facciata di cotto galestro percorsa da cordoni marmorei in bianco dell'Istria, marmo che proveniva direttamente dalla Dalmazia. Barocco è invece l'interno della chiesa e ciò che rimane del convento e in modo particolare gli stucchi che ornano le volte. Il campanile originale crollò nel 1928 e fu sostituito da quello attuale in ferro battuto; insieme al campanile venne abbattuta anche tutta l'ala nord-ovest dell'edificio. Il convento diventò sede della parrocchia di S.Pietro di Pietracuta agli inizi del 1800. Fu uno dei conventi più ricchi della zona secondo le memorie dei Padri Domenicani che lo abitarono fino al tempo di Napoleone, vale a dire fino al 1812 circa. Dai racconti tramandati sembra che il convento fosse ricchissimo di quadri e mobili di raro valore; i corridoi erano vere e proprie gallerie d'arte mentre le stanze erano decorate da splendidi soffitti a cassettoni con rosoni e da caminetti in pietra. A San Domenico venne anche conservato per secoli il prezioso crocefisso di Giuliano da Rimini, uno fra i maggiori pittori della scuola giottesca riminese. Il massiccio recupero architettonico, da realizzarsi nell'arco di qualche anno, riporterà il convento di San Domenico al suo aspetto originario, per divenire sede legale e operativa del centro di studi e di ricerche Pharos. |

